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Il mio cane ha un'anima?


Non è mia intenzione entrare nel dibattito filosofico riguardo alla definizione di anima, dibattito che fra l'altro ha visto e vede impegnati illustri filosofi dalla sua prima apparizione in chiave antropologica, la psyché di Socrate successivamente codificata dal suo discepolo Platone.

[...] la capacità dei cani, ad esempio, di esteriorizzare la propria interiorità e quindi di comunicare per tramite della fisicità le proprie emozioni, è un chiaro segno che gli animali non solo sono vivi, ma allo stesso tempo sono animati.

Platone

Il concetto di psyché (di difficile traduzione, ma comunemente inteso come anima-respiro) viene ripreso da diversi teologi e finisce per rappresentare il soffio vitale che dona la vita, anima appunto (ànemos: soffio, vento).
L'esigenza dell'uomo di prendere le distanze o meglio di elevarsi rispetto alle altre creature ha dato vita nel corso del tempo ad un dibattito cui sembra difficile porre fine: anche gli animali hanno un'anima?   Questione che potrebbe già chiudersi se pensassimo che l'uomo è un animale, ma i più potrebbero dire che l'uomo si differenzia per la capacità di avere coscienza dell'anima.
Se questa è quel soffio vitale che dona la vita, semplificando potremmo affermare che possedere coscienza della vita possa essere il valore discriminante per possedere un'anima.
Gli esempi di animali che si disperano per la scomparsa di propri cari, esempi che non sono circoscritti solo ai primati, dimostrano che la coscienza del concetto di vita e di morte non è un'esclusiva della nostra specie e sarebbe una forzatura voler racchiudere quegli episodi all'interno della sfera dei comportamenti cosiddetti istintivi.
Nel 1990 l'allora Papa, Giovanni Paolo II, affermava:
“La Genesi ci mostra Dio che soffia sull'uomo il suo alito di vita. C'è dunque un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio. Gli animali non ne sono privi”
E così il teologo tedesco Eugene Drewermann, che nel  suo Sull’immortalità degli animali insiste: “Uomini e animali sono, in breve, entrambi manifestazione del principio vitale. E tutto è dotato di un'anima divina poiché se cosi non fosse, non vivrebbe. Com'è possibile, dunque, sostenere con serietà che gli animali non abbiano un'anima? Gli animali certo non sanno ciò che sanno gli uomini: di avere in se un'anima immortale. Ma gli uomini lo sanno poi davvero? La maggior parte degli uomini non vive forse nella stessa ottusa ignoranza degli animali? Inconsapevole, certo non meno degli animali, della propria divinità? Chi può dire con certezza che gli animali, che oggi abitano con noi questo pianeta, nel corso dell'evoluzione non diventino consapevoli di avere un'anima e che il loro cammino evolutivo non possa sopravanzare il nostro? Non c'è forse negli animali un impulso all'apprendimento? [...] Non è forse scritto nella Bibbia che l'intera creazione geme e soffre nelle doglie del parto? E che cosa significheranno queste parole, se non che anche gli animali anelano alla liberazione dalla loro condizione attuale e attendono la Redenzione?”
All'interno della Chiesa il dibattito resta comunque aperto, alla luce delle recenti dichiarazioni di Papa Benedetto XVI: “Tutto ciò che ha inizio sulla terra prima o poi finisce, come l’erba del campo, che spunta al mattino e avvizzisce la sera. Però nel Battesimo il piccolo essere umano riceve una vita nuova, la vita della grazia, che lo rende capace di entrare in relazione personale con il Creatore, e questo per sempre, per tutta l’eternità. [...] Mentre nelle altre creature, che non sono chiamate all’eternità, la morte significa soltanto la fine dell’esistenza sulla terra, in noi il peccato crea una voragine che rischia di inghiottirci per sempre, se il Padre che è nei cieli non ci tende la sua mano”
D'altra parte la capacità dei cani, ad esempio, di esteriorizzare la propria interiorità e quindi di comunicare per tramite della fisicità le proprie emozioni, è un chiaro segno che gli animali non solo sono vivi, ma allo stesso tempo sono animati. Dice il dott. Cattinelli: "L’anima è dunque movimento: interno ed esterno; [...] l’animale che vive con noi scarica all’esterno, attraverso il gioco, la forza delle sue emozioni e dei suoi sentimenti e ci rende  partecipi del suo mondo interiore."
Il corpo non è più una prigione per l'anima, ma un mezzo attraverso cui accumulare esperienze, interiorizzarle e comunicarne l'interpretazione del se.
Che vi piaccia o meno, in quanto dotati di coscienza ed in grado di interiorizzare, in parole semplici in quanto vivi, appare difficile affermare che se l'uomo ha un'anima, gli animali  ne siano privi.
Con buona pace di chi ancora ha bisogno di dubitarne.



Inserito il 17 Nov 2011 da ulisse


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