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Maltrattamenti? L'E.N.C.I. da una scossa


maltrattamento [mal-trat-ta-mén-to] s.m. Insieme di violenze fisiche o morali.
coercizione [co-er-ci-zió-ne] s.f. Il costringere qualcuno a fare o a non fare una cosa, con minacce, intimidazioni e sim.

Negli ultimi tempi molti si sono levati contro i maltrattamenti e l'uso di metodi coercitivi in ambito cinofilo. I recenti studi ed il riconoscimento degli animali quali esseri senzienti hanno costretto l'asfittico mondo della cinofilia tradizionale a rivedere molte delle proprie posizioni in materia di gestione e formazione dell'animale, con l'inevitabile frattura con la precedente politica più propensa alla filosofia del neminem ledere piuttosto che attenta al reale benessere dei cani. Con l'ordinanza del 5 Luglio 2005, con la quale il Ministro della Salute disponeva il divieto all’uso del collare elettrico sui cani, pareva iniziato quel processo di rivoluzione culturale tanto auspicato da molte associazioni animaliste ed in senso più ampio da tutti quei cittadini che hanno un approccio più etico nei confronti dei propri pet.

gli effetti dell'uso prolungato del collare elettrico (soprattutto a basso voltaggio) hanno sul cane risultati devastanti sia a livello fisico che psichico

Fra questi sembrano non rientrare i produttori di collari elettrici, che di fronte alla presa di posizione netta del Ministero della Salute, hanno risposto facendo ricorso al TAR del Lazio, vincendo e dichiarando l'ordinanza del 2005:
”adottata senza alcuna istruttoria precisa e senza l’indicazione delle ragioni di necessità ed urgenza che sole giustificano il ricorso al potere esercitato […] risulta in commercio da anni […] non può ritenersi tale (riferito alla pericolosità) la prevedibile reazione alla scossa elettrica da parte dell’animale, atteso che si tratti di reazione sempre presente in una pratica non nuova, anzi seguita da anni” . Quasi contemporaneamente la Procura della Repubblica di Forlì e la Corte di Cassazione di Vicenza hanno condannato per maltrattamenti chi utilizzava e commercializzava il collare elettrico, creando una situazione confusa in merito alla legalità di tale strumento sul suolo nazionale. Nel tentativo di fare, in proposito, chiarezza a livello scientifico, Raffaella Cocco e Stefano Visco, docenti e ricercatori della Facoltà di Medicina Veterinaria di Sassari hanno condotto uno studio a dimostrazione della pericolosità di tale strumento [Collare elettrico: tra maltrattamento ed ignoranza, Cocco Raffaella e Visco Stefano, ed. Arcane]. Dalla loro pubblicazione emerge che gli effetti dell'uso prolungato del collare elettrico (soprattutto a basso voltaggio) hanno sul cane risultati devastanti sia a livello fisico che psichico. Con tali premesse, l'intervento tanto atteso da parte dell'Ente Nazionale della Cinofilia Italiano, non poteva certo farsi attendere. Infatti, durante un'audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati per un parere su un disegno di legge attinente il randagismo ed altre norme concernenti gli animali d’affezione, il presidente ed il vicepresidente dell'E.N.C.I, hanno proposto riguardo «alla possibilità di usare il collare elettrico, [...] l'istituzione di un tavolo tecnico di confronto, al fine di consentire l'assunzione di decisioni che poggino su reali dati scientifici e ha lanciato l'idea di effettuare appositi corsi per il giusto utilizzo dello strumento.» Inutile dire che quest'intervento ha suscitato in una parte della cinofilia il più totale sdegno, costringendo i fautori ad una serena precisazione: «Con riferimento al comunicato ENCI del 6.4.2011, riguardante l'audizione del 05.04.2011 in Commissione Affari Sociali, in merito alla richiesta di un confronto concernente i collari elettrici, si precisa che la richiesta scaturisce dalla assoluta necessità di tutelare il cane nell'ambito di una sempre più ampia e profonda attenzione al benessere animale.
La constatazione che attualmente non esistono norme che vietano efficacemente e neppure regolamentano l'utilizzo di collari elettrici, lasciando dunque aperta la possibilità che possano di fatto essere utilizzati in modo incivile e dannoso, richiede che sulla questione venga posta urgentemente la massima attenzione del legislatore. La richiesta dell'ENCI è stata fatta, esclusivamente, per porre fine a possibili usi barbari di siffatti strumenti e non presuppone alcuna sollecitazione a favore di un utilizzo di strumenti coercitivi sugli animali e in particolare sul cane, come maldestramente interpretato da alcuni. Vale la pena ricordare che ogni qualvolta l'ENCI è venuto a conoscenza di comportamenti di propri associati riferiti a maltrattamenti di animali, anche attraverso l'uso del collare elettrico, è intervenuto attivando gli organi preposti ai controlli, l'Autorità giudiziaria e gli organi disciplinari previsti dallo Statuto. Il benessere del cane è infatti la condizione che sta alla base di ogni attività legata alle verifiche zootecniche autorizzate dall'ENCI. I regolamenti nazionali dell'ENCI, nel rispetto delle leggi vigenti, sottolineano l'assoluto divieto di utilizzare strumenti coercitivi sui cani in rispetto anche ai principi emanati della Federazione Cinologica Internazionale. L'ENCI respinge con fermezza ogni tentativo di strumentalizzazione e interpretazione faziosa della propria posizione nei confronti del collare elettrico. Darà mandato ai propri legali di tutelare l'immagine dell'Ente in ogni sede.»

Evidentemente all'E.N.C.I. si ignora il fatto che dichiararsi contrari all'uso di strumenti coercitivi sui cani e proporre corsi per il loro corretto utilizzo, possa presentare il pericolo di creare i presupposti per delle critiche. Che questa istituzione non fosse più in grado di assurgere ad un ruolo chiave nell'ambito del panorama cinofilo moderno, mi era già chiaro da tempo, debbo quindi solo constatare che di fronte alla possibilità di scegliere quale strada intraprendere, abbia deciso di implodere in un passato in cui il fine giustificava i mezzi, incurante dei progressi che negli ultimi decenni sono stati compiuti grazie allo zelo dei Medici Veterinari e degli Etologi.
E soprattutto incuranti del rispetto che dobbiamo ai nostri cani, aldilà di ogni ordinanza o meschino interesse.



Inserito il 13 May 2011 da ulisse


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