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La crocchetta con le punte.


Etica: uno strumento indispensabile quando ci si deve quotidianamente confrontare con esseri viventi. Coscienza critica: metodo operativo del progresso e carburante della costante ricerca di piani educativi sostenibili per aiutare i nostri pet ad aumentare le proprie possibilità adattative all'interno della società moderna. Guardo un istruttore con il proprio cane ad un raduno cinofilo: in mano brandisce una crocchetta e conduce all'interno del ring un Weimaraner completamente ipnotizzato dallo stimolo olfattivo.
Si ferma al centro del campo di esibizione ed impossessatosi di un microfono spiega alla folla che questo è il modo giusto per lavorare senza coercizione sul cane e che bla, bla bla bla ed ancora bla. Restituisce il microfono e prosegue la condotta, alternando esercizi di obbedienza a bla bla bla. Osservo il povero bracco argentato al suo fianco, la testa completamente girata verso il cibo e bava fluttuante che danza dalla sua bocca che nervosamente e lentamente mastica l'aria. Attorno al ring vedo una selva di persone intente ad osservare questa scena ed i loro cani dimenticati al guinzaglio intenti a comunicare stati di disagio con educate posture.
Il Weimaraner si siede, mangia veloce il premio e poi gira la testa lontano dal suo proprietario, sbadiglia e continua a sbavare. Un attimo di respiro prima che il maestro gentile torni a pretendere attenzione sulla crocchetta. Il cane riprende ad esibirsi in totale conflitto posturale. I suoi movimenti sono pesanti, rigidi ed apatici. Mi sembra di vedere un cane con il collare a punte. L'etica avrebbe dovuto imporre al conduttore di fermare l'esibizione al primo segnale di stress (oppure non partecipare a quel tipo di attività) e la coscienza critica lo avrebbe dovuto indirizzare verso un percorso formativo diverso, ma soprattutto con un carico emozionale sostenibile dal proprio compagno di squadra. Viviamo un'epoca di transizione che ci deve imporre una seria riflessione sulla meta da raggiungere. Ignorare la frustrazione del proprio cane, non solo in attività sportive, ma anche nel quotidiano della pratica ludica, non deve essere ammesso. La crocchetta non può diventare un ricatto, così come riportare la pallina non deve trasformarsi in esercizio patologico.
L'abbaiare istericamente ed il mordere gli oggetti sono segni di frustrazione al pari dell'ossessione nel riportare palline. Il cane entra in una fase motoria consumatoria (inseguire e riportare gli oggetti) e ne diventa schiavo, non riuscendo a porre termine all'azione in maniera autonoma ed essendo continuamente sollecitato da nuove ed ingestibili fasi motorie appetitive (il lancio della pallina).
Dobbiamo necessariamente fare uno sforzo intellettuale e culturale verso un corretto reinserimento etologico degli animali. Conoscere i cani e sfatare le superstizioni che nei secoli abbiamo costruito per renderne la gestione meno morale e più comoda per la nostra specie non sarà un percorso breve ne tantomeno semplice. Sarà però l'unico terreno di confronto che la nostra visione relazionale ci concederà, una visione non più fondata sui successi sportivi ma guidata da un nuovo senso etico. Una coscienza che impone grande attenzione ai metodi educativi e nuove responsabilità per i possessori di cani. Una voltà si sarebbe chiamata civiltà.



Inserito il 05 Nov 2010 da ulisse


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