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Giù le mani dai cuccioli!


Per l'ennesima volta mi trovo a rabbrividire dinnanzi alla dichiarazione di un ragazzo che, riportando ingenuamente quanto consigliatogli da un veterinario, sostiene di dover tenere in casa il cucciolo fino a tre mesi per evitare "guai".
Poco dopo scopro che alcuni "allevatori" (con affisso ENCI) tengono i cuccioli in gabbia fino al momento della vendita, perché "in natura passerebbero i primi tre mesi solo con la madre ed i fratelli".
Anche se gli enti preposti a certificare, controllare e formare gli allevatori sembrano ignorare il problema, riteniamo doveroso fare chiarezza sui danni provocati dall'ipostimolazione nei primi mesi di vita.
Comunemente ed erroneamente conosciuta come "Sindrome da canile", La Sindrome da Privazione Sensoriale colpisce quei soggetti che non sono sufficientemente stimolati durante quei periodi, con conseguenti deficit comportamentali e psicologici, legati alla mancanza di bagagli esperienziali e sensoriali proprio nell'età in cui per natura i cuccioli sono più ricettivi e devono, sotto la tutela materna, ex-perire.
Analizzando i deficit nella risposta comportamentale su soggetti adulti, provocati dalla privazione di stimoli nei primi mesi di vita, P. Pegeat riscontra ben tre quadri clinici differenti:

1. Fobia ontogenetica: il cane mostra di aver paura solo di alcuni specifici stimoli, come i bambini e le automobili, ecc. Reagisce cercando di fuggire e di allontanarsi dallo stimolo fobogeno, di nascondersi e, talvolta, "pizzicando".
In breve tempo il cane anticiperà i problemi, esibendo ansia in anticipo rispetto allo stimolo, associando anche altri stimoli-ponte che si presentano ritualmente in concomitanza all’evento traumatico: la fobia sociale intraspecifica (cioè la paura verso altri cani) può traslarsi ad esempio nel timore di avvicinarsi al parco o di persone con altri cani al guinzaglio o nel non voler uscire di casa.
Se, come purtroppo accade, gli stimoli fobogeni dovessero aumentare, si potrebbe evolvere al secondo stadio patologico.
Se si interviene con la giusta terapia, la probabilità di recupero è incoraggiante. La terapia comportamentale consiste principalmente nella desensibilizzazione progressiva e nel controcondizionamento, ma anche la abituazione può essere efficace nei casi in cui la stimolo fobico è uno solo.


2. Ansia da privazione: il cane è incapace di affrontare un alto numero di stimoli. Diventa molto inibito ed esibisce comportamenti di sostituzione.
Il cane attua un rituale esplorativo che prende il nome di: esplorazione statica. Di fronte ad oggetti o soggetti sconosciuti allunga il collo per annusare, tiene la coda tra le gambe e le orecchie indietro, si allunga per annusare, sempre propenso alla fuga ed estremamente allerta.
Inoltre, nell'affrontare nuovi stimoli, il cane si mantiene immobile, a volte voltando lo sguardo in altra direzione, mostrando la caratteristica postura di attesa .
Ogni piccolo cambiamento genera stati di ansia, simili ad attacchi di panico.
Tutta questa ansia viene generalmente scaricata dal cane attraverso atteggiamenti "maniacocompulsivi".
Quando un cane si trova in questo stadio, la terapia farmacologica può essere di grande aiuto e deve affiancare una terapia comportamentale molto seria.
La desensibilizzazione ed il controcondizionamento sono certamente i metodi più utili. Il cane deve essere tutelato dal proprio conduttore, gli estranei devono avvicinarlo solo se lo desidera, senza mai guardarlo negli occhi e, soprattutto, senza cercare a tutti i costi di toccarlo.
Si consiglia di sfruttare lla caratteristica principale di questo stadio: l’esplorazione.
La mancanza di determinate connessioni interneurali, ci impongono di accompagnare il cane attraverso tutte quelle esperienze che possono arricchire il suo bagaglio, in modo da aumentare le cose che sa e che conosce. Il suo cervello ha bisogno di imparare, ma in modo diverso, graduale, positivo.
La degenerazione di questo stadio porta inevitabilmente il soggetto nela terza fase patologica.

3. Stadio depressivo: Il cane non mostra alcun interesse esplorativo e non reagisce agli stimoli: sembra incapace di interagire con l'esterno, sporca vicino a donve mangia o dorme e può presentare disturbi del sonno.
Bisogna rivolgersi assolutamente ad un ottimo veterinario comportamentalista.

(Fonti: Scott, Pegeat, Mentaschi, Diana)

Anche se nessuna legge obbliga gli allevatori a tener conto di questi aspetti, ci uniamo alla battaglia (forse suicida) contro i ministeri cinofili (ENCI in primis) nella speranza di evitare che altri cani possano essere rovinati dall'umana ignoranza.
Denunciate i negozianti che tengono animali in vetrina come se fossero scarpe!
Non lasciatevi abbindolare da prezzi convenienti: il traffico di cuccioli dall'Est è una mattanza inutile, che semina morte e priva i cani della propria infanzia.
Pretendete di vedere il luogo in cui il vostro cucciolo vive, informatevi sul tipo di attività adottate dagli allevatori per l'attivazione mentale del soggetto.
Fate visite a sorpresa presso l'allevamento. Non fermatevi alle apparenze, siate critici ed obiettivi. Fate ciò che dovrebbe fare l'ente nazionale della cinofilia italiana.

Se avete dubbi, chiedete consiglio ad un veterinario comportamentalista, l'ENPA vi indicherà il più vicino a casa.

Fatti, non pugnette.
Grazie.



Inserito il 08 Jun 2010 da ulisse


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